IL PESO DELLA COSCIENZA.

Pubblicato su L'Idea n.65, 1997, NY

Sentì un brivido lungo la schiena, poi gli tornarono i soliti crampi intestinali, quelli che aveva quasi sempre, da quando conosceva lei. A lui, proprio a lui! Inutile farsi domande a cui nessuno ha mai risposto... Ma come? Sembrava tutto a posto, non c'era errore... e allora? S'infilo'il giaccone in fretta ed uscì lasciando l'uscio socchiuso. A pianterreno udì lo sbattere della porta preceduto dal suo nome, reso quasi monosillabico da una voce autoritaria ed alterata. Continuò a camminare come se niente fosse successo. Ma niente era successo. Una vita... solo una vita. Raggiunse il boschetto che da due anni a quella parte era stato adibito a parco pubblico, cercando invano un qualcosa a cui appigliarsi per non cadere ulteriormente in quella profonda confusione mentale nella quale era prono a trovarsi nelle ultime ore. Le panchine prematuramente scolorite e le foglie avvizzite parevano esistessero solo come sfida alla sua stabilità mentale. Emise un lungo sospiro e si appoggiò ad un albero, chiudendo gli occhi nella speranza di potere scordarsi di tutto. Si mise ad ascoltare il proprio respiro, cercando di comprendere se quel fastidioso peso che sentiva nel petto fosse una cosa fisica oppure... ma no, a cosa stava pensando? La coscienza non ha un peso: è solo una invenzione dell'uomo. Come tante altre del resto: la religione, il socialismo, la generosità e anche l'amore. Certo, l'amore, come nei films: passeggiate in riva al mare, il chiaro di luna, quei sorrisi ammiccanti e poi... In fondo a lui non gliene era fregato mai niente di tutto questo, ma solo del poi. Proprio nel mezzo dei suoi pensieri udì un rumore ed aprì gli occhi: un bimbo si era affacciato al sentiero, camminando cautamente. Il suo atteggiamento dava evidente la sua vera professione: era un cacciatore di leoni. Gli si avvicinò ignorandolo, assorto com'era nelle sue attività, poi s'avvide della presenza di uno scoiattolo tra le frasche e si fermò: come ripiego poteva certo andare bene... Il bimbo raccolse un bastone e si avviò lentamente verso la bestiola, che al primo lieve fruscio fu tutt'una con le fronde piu alte. L'interesse del giovinetto calò: in fondo era solo un ripiego... Con la sua arma percosse l'albero senza convinzione, poi le rare felci circostanti, portando distruzione. Una voce femminile disturbò i suoi affaccendamenti. Rimase dubbioso un secondo, poi partì come il vento. Pareva però che il bosco non volesse perdere il piccolo avventuriero: un arbusto lo afferrò al collo del piede e gli fece abbracciare il suolo. Si ritovò sdraiato, così, senza un gemito. Istintivamente la sua mano si protese verso il bimbo che, accorgendosi solo ora della sua presenza, si rialzò subitamente e lo fissò. Nel suo sguardo profondo, strabiliato, sembrava vi fosse stato accumulato tutto il dolore del mondo, anche quello dell'uomo che gli stava di fronte. Ma non per molto. Quella espressione mut ò quasi istantaneamente in una smorfia infantile, seguita da un pianto dirotto. In un attimo l'incantesimo si ruppe e parve che tutto crollasse. Rimasto solo più di prima non potè fare a meno di rimuginare sulla inevitabilità della sua decisione, ma più ci pensava e più si accorgeva che forse avrebbe potuto fare altrimenti. Forse... La natura gli ricordava la sua colpa con il canto degli uccelli, rimasti quasi per fare dispetto alla stagione. Il confronto con sè stesso, con tutta quella morale che lui apparentemente aveva gettato alle ortiche, gli apparve in tutta la sua importanza. Quel peso nel petto, poi, credeva che fosse sparito con quel bimbo, ma era lì, sempre lì, come testimone di tutto ciò che a lui stava accadendo. Si avviò deciso verso la piazza, pensando già a ciò che avrebbe detto, le parole che avrebbe usato, la felicità di entrambi. Si, perché in fondo lui le voleva un gran bene, solo che non aveva mai voluto confessarlo a lei, e poi nemmeno lui ci aveva mai creduto fino a pochi minuti prima. Nell’infilare il gettone gli tremavano le mani, ma certamente erano brividi causati dal vento, quel vento freddo che tante volte lui,da bambino, aveva odiato perché spogliava la natura del suo verde. «Pronto?… Come?!… I signori sono all’ospedale?!… Una infezione è sopravvenuta al…?! Molto grave?!… Ma senta… no, fa niente, richiamerò più tardi, grazie». Si, avrebbe chiamato più tardi, ma ormai per molte cose era già troppo tardi.


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