MARZO 1999
A 25 ANNI DALLA PARTENZA


    
Doveva essere una serata speciale, colma di baci ed abbracci, strette di mano e congratulazioni, come ci si poteva aspettare da una celebrazione di questo livello.Venticinque anni al servizio della comunità, pur tra alti e bassi, sono già un evento eccezionale per qualsiasi rivista, ma essere una rivista italiana non commerciale negli USA ha comportato sforzi ancor più degni di nota ed ammirevoli. L’Idea aveva raggiunto traguardi mai visti finora da alcun’altro nella comunità italoamericana. Era finalmente giunto il momento in cui ci si poteva dare una manata sulle spalle e si poteva godere dei ringraziamenti formali da parte della comunità. Tutto sarebbe stato perfetto. Ogni componente dello staff aveva fatto il proprio lavoro straordinario per far sì che ogni cosa filasse dritta. Ma non doveva essere così.Quanto fu difficile nascondere al nostro pubblico l’angoscia che ci assaliva continuamente in gola al pensiero che non si sapeva più nulla del nostro amico Franco Gassi. Franco era stato compagno di scuola per molti di noi presenti ed un amico d’infanzia per molti altri. La sua misteriosa sparizione proiettava un’ombra di malumore su tutti noi e non ci permetteva di godere dello svolgimento positivo degli eventi della serata. Dietro alle quinte, io mi preparavo alla presentazione dei vari direttori della rivista e ripetei per l’ennesima volta la pietosa domanda: -Ma, di Franco non si sa nulla?- Gioacchino Di Giorgio, presentatore della serata ed amico intimo di Franco, mi rispose con voce stanca ed occhi umidi: -No, Tiziano, non si sa ancora nulla.-Nel corso della presentazione, al momento di parlare di Franco, mi soffermai un attimo, colto dall’emozione e dai molti pensieri che continuavano a rimbalzarmi in testa: -Forse sarebbe accaduto un miracolo e il nostro amico di una vita sarebbe salito sul palcoscenico con gli altri ex Direttori? Forse le nostre premonizioni erano errate e tutto sarebbe finito per il meglio… Forse… - Ma lo spettacolo doveva continuare e cosi fu anche per la presentazione. Franco ovviamente non apparve e la sensazione d’angoscia permase in tutti I presenti, ed erano tanti, che erano consapevoli della possibile tragedia.Solo pochi giorni fa abbiamo avuto la conferma che i nostri sospetti, i nostri timori, erano sfortunatamente ben fondati: Franco aveva scelto di lasciarci per sempre, in silenzio. Ma allora erano solo timori che ci pervadevano l’animo…Ci si diceva che Franco avrebbe voluto continuare, che amava troppo l’Idea, ne era stato parte essenziale e dominante per un lungo periodo. Mi rammentai che l’anno scorso si era scusato con me per non aver contribuito con degli articoli negli ultimi tempi. Mi aveva espresso la sua gioia per la positiva evoluzione della rivista e rinnovato la sua stima per Leonardo e tutti noi dello staff. Appena avrebbe avuto il tempo, l’opportunità, insomma, avrebbe scritto qualcosa. Il destino ha voluto altrimenti… Lo spettacolo continuò con il gruppo folcloristico "La bella Cumpagnie", apprezzato altamente dal pubblico sia per la loro abilità sia per la scelta dei balli. Nel corso della danza, però, una delle ragazze, Michela, barcollò e parve che si sentisse svenire. I compagni la coprirono dalla visuale del pubblico con i loro corpi e molti dei presenti non s’accorsero del malore della bella, giovine ballerina. Il ballo finì e lei fu coricata sul retro del palco. Gioacchino rientrò prontamente sul palco ed interruppe gli applausi con voce agitata: -Scusate, ma vorrei sapere se c’e’ un dottore in sala.- Nessuno rispose, solo un brusio enorme, che crebbe lentamente e costantemente di volume.Io e Gianvito Bottalico ci guardammo in faccia e scattammo repentinamente verso il palco. Non arrivammo neanche fino a Michela. Vidi il suo volto esamine, incorniciato dai biondi capelli e mi sentii dire: -mi sembra una cosa seria. Non c’e’ tempo da perdere. Bisogna chiamare il numero del pronto soccorso!- Mi incamminai automaticamente verso il retro della sala, parlando con Gianvito, oppure era già qualcun’altro, non ne sono più sicuro: la mente corre tanto veloce in certi momenti, cercando di trovare una soluzione immediata ai danni della vita, che i dettagli non concernenti il dramma in sé sfumano inesorabilmente.Uno spettatore mi sentì dire che dovevo trovare un telefono ed immediatamente mi rifilò in mano un telefonino cellulare. Non mi fermai neanche a ringraziare. Arrivato in fondo alla sala, lontano dal fracasso che era sopravvenuto all’annuncio, chiamai il 911, che rispose all’istante. La conversazione durò pochi secondi. Il mio tono di voce non diede adito a dubbi e la centralinista mi confermò che il soccorso era già partito. Passarono solo due o tre minuti dalla telefonata ed arrivò il primo infermiere, seguito dopo pochi secondi da altri e da polizia e pompieri. Michela repentinamente fu trasportata all’ospedale e lo spettacolo riprese, anche se ormai l’apprensione aveva carpito il cuore di tutti i presenti. Tony Santagata, con una professionalità invidiabile, riuscì a distrarre il pubblico, facendogli dimenticare per qualche minuto la situazione dolorosa della quale era diventato involontariamente partecipe. Le sue canzoni, le battute in barese, la carica carismatica, catturarono l’attenzione degli spettatori in modo completo. Ciononostante, il pubblico fremeva: tutti speravano che fosse stato un malore passeggero. Sapevamo che Michela aveva viaggiato in aereo e che lo strapazzo di certi viaggi può fare molti scherzi. Io non riuscivo a star fermo e mi persi molto dello spettacolo di Santagata, continuando a marciare avanti ed indietro nei corridoi della sala, in attesa d’altre notizie. Sfortunatamente queste giunsero anche troppo presto: Michela non aveva superato quest’ultima prova della sua breve vita. Le informazioni arrivarono a spezzoni, ed ognuna di esse ci faceva sempre più sprofondare nell’angoscia: Michela aveva 15 anni, aveva avuto tre crisi cardiache in teatro, prima ancora di entrare nell’ambulanza eccetera eccetera. Intanto il capo gruppo della Bella Cumpagnie era crollato a terra in convulsioni irrefrenabili. Lo aiutammo a riprendere controllo di se e ritornai in sala, cercando di non fare apparire sul mio volto l’atroce sensazione che ormai aveva conquistato il mio animo. Tony Santagata aveva ormai terminato il proprio repertorio per la serata e si accingeva a chiudere con l’ultima canzone. Mi sedetti ed un distinto signore mi chiese notizie sulla ragazza. Mentii, dicendo che non si sapeva ancora nulla. Non mi credette. Penso che mi si leggesse dentro agli occhi quello che sapevo. Mi chiese secco: -Non sarà mica morta, vero?- Non riuscii neanche a negare. Le parole mi si bloccarono in gola. Mi alzai per non far vedere le lacrime che ormai avevano trovato una via d’uscita. Lo spettacolo, intanto, avrebbe dovuto continuare con la presentazione di un libro, ma l’Editore, anch’egli, padre di un teen-ager, non riuscì a contenere il proprio tormento e proruppe: -Signori, io sono venuto a posta dall’Italia per presentare questo volume, ma… io proprio non ci riesco a continuare, dato che ho appena saputo… - Non ebbe bisogno di continuare. Molti capirono senza bisogno d’altre spiegazioni. Un clamore enorme inondò il teatro. Pareva quasi un gemito emesso all’unisono da tutti i presenti per liberare la pena, l’inquietudine, la commozione, la pietà che avevano ormai impegnato lo spirito e ci avevano fatto un corpo solo. I volti di tutti noi mostrarono lo sgomento che provavamo per questa ragazza quindicenne, venuta dall’Italia per noi, per portarci un sorriso, i ricordi della nostra gioventù, sfiorandoci con la propria graziosità. Non tutti capirono allora che se n’era andata per sempre, senza altro preavviso. Le voci coprirono le voci, i lamenti si mischiarono alle domande, le informazioni s’intrecciavano e confusero. Alla chiusura della serata, tutti gli spettatori se ne andarono mesti, alcuni tetri. Il grande cuore italiano aveva abbracciato questa nostra figlia sorella nipote ed aveva pianto a lungo. Leonardo e i componenti della delegazione regionale si recarono all’ospedale per incontrare il Console Tiriticco ed aiutarlo a sbrigare le pratiche: per Leonardo fu l’inizio di un’odissea che lo coinvolse in tutti i sensi. Nessuno di noi potrà mai dimenticare questa serata insolita, iniziata con la celebrazione di una rivista e conclusa con l’esaltazione della vita attraverso il dono degli organi di Michela a più di quaranta persone.
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