L’importanza dell’Internet.

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L'Idea n.31, 2007, NY

 

     Sono arrivato a Miami Beach ed è una bellissima giornata di sole. Il cielo è di un azzurro intenso e non ci sono tracce di nuvole. Fa caldo, ma non c’è molta umidità, fatto assai inconsueto in questa città, e la vacanza si prospetta ottima. C’è un solo piccolo neo, che sembra ostacolare il flusso positivo di questa nostra temporanea fuga dalla nevrosi giornaliera di New York: il servizio d’Internet, che avevamo ordinato dalla compagnia locale non è accessibile.

     Chiamo immediatamente l’Atlantic Broadband e qui comincia il mio calvario, mirato a cancellare tutti i benefici che sarebbero dovuti scaturire da un periodo seppur breve passato in un luogo idillico come questo. Dopo venti muniti d’attesa, riesco a parlare con un impiegato, che mi garantisce che il servizio funziona, e ottimamente. Io fisso il modem che mi presenta una sola luce accesa, e anch’essa fioca, quasi fosse già stanco del troppo lavoro presunto eseguito. Ripropongo al convinto specialista che il servizio non è attivo, e lui naturalmente insiste che non vede alcun problema sullo schermo del suo computer. A questo punto, allora, gli domando se sia possibile che lui mi porti il suo computer, dato che il mio sembra non funzionare.

     Il lungo silenzio che segue mi conferma che il mio senso di humour non è stato completamente afferrato dal mio interlocutore. Quando, alfine, la voce ritorna, sento in essa una mutata tonalità che potrebbe essere quasi d’apprensione, ma forse mi sbaglio. Il tecnico mi garantisce che, se proprio insisto e sono certo che il servizio non mi convince, e qui apprezzo il nuovo eufemismo per “non funziona”, allora m’invierà un altro tecnico a verificare cosa facessi di sbagliato con il mio computer. Insisto con la mia “gentilezza” e gli confermo che il suo modem è praticamente “morto” e che forse sarebbe opportuno che il suo tecnico verificasse invece il loro servizio.

     Mi sento così carico di gentilezza, probabilmente scaturita da quest’ambiente incantevole che mi fa dimenticare la mia consueta ostilità urbana, che riesco a superare il mio istinto di dire quello che realmente mi sentirei di esprimere a proposito dei suoi commenti. Dopo alcune altre brevi spiegazioni, stacco la linea e mi rendo conto che questo è un altro mondo ed il mio approccio è completamente sbagliato. Non posso pretendere che i tecnici vadano in giro a verificare il funzionamento del loro servizio d’Internet, quando il sole è così alto in cielo ed il mare è di un’indescrivibile gradazione di blu. Cosa pretendo io, di essere il solo che ama la natura?

     Parlo con il portiere del nostro palazzo e lui mi conferma che, se mi hanno garantito che il tecnico arriverà oggi, allora posso essere sicuro al cento per cento che arriverà domani. Medito sul da fare e mi decido, dopo una veloce consultazione con mia figlia, di andare a South Beach, il centro turistico di Miami Beach, dove potremo accedere all’Internet in un caffè locale.

     Il viaggio in autobus dura solo pochi minuti e la serata si svolge senza altri patemi d’animo. Riusciamo ad inviare i vari messaggi urgenti ed a scaricare l’informazione necessaria al proseguimento del corso che mia figlia sta prendendo “on line” presso un’Università di Albany. La felicità è, a volte, così semplice da raggiungere: basta l’accesso all’Internet. Oppure no. L’autobus di ritorno ci fa aspettare più di un’ora e poi è così pieno di passeggeri che non riesco a vedere fuori dei finestrini e così sbagliamo la fermata e dobbiamo camminare per un mezzo miglio sotto la pioggia torrenziale che si è presentata all’improvviso, avvenimento consueto nelle torride serate del sud della Florida.

   Al mattino si presenta il presunto tecnico, inviato già per l’allacciamento originale dalla compagnia del servizio cavo, che subito incomincia a camminare come una tigre in gabbia, facendo spola tra l’appartamento e lo stanzino nel quale si trova la centralina del servizio televisivo e d’Internet. Dopo venti minuti l’esperto installatore, che intercala una parola spagnola ad un’inglese, decide che il suo lavoro è stato completato in modo corretto e che il problema è nel segnale che proviene dalla centralina. Questo, naturalmente, dopo aver insinuato parecchie volte che, forse, noi avremmo combinato il “pasticcio” inserendo lo spinotto nel computer e creando, con questo incredibile ed impetuoso presupposto, questa atipica disfunzione del sistema.

     Il tecnico ci lascia con la promessa che un secondo specialista sarebbe venuto in tempi brevi a verificare la discordanza tra il segnale ed il modem. Faccio fatica a credergli, ma cerco di combattere il mio scetticismo e di non lasciare che questi contrattempi influenzino la mia permanenza, che si è nel frattempo ridotta di un giorno, passato ad aspettare questo maledetto servizio d’Internet.

     Richiamo l’Atlantic Broadband e, dopo trenta e più minuti d’attesa ed una lunga e contorta serie di messaggi che mi suggeriscono di schiacciare un numero oppure un altro, perdo la linea. Da New York, intanto, mia moglie riesce immediatamente e misteriosamente a parlare con un tecnico della compagnia che le garantisce, parola ormai magica, che un altro tecnico verrà a risolvere il “nostro problema” probabilmente questa sera. Questa nuova presa di posizione mi rassicura. Ovviamente m’irrita che lo giudichino solo un mio problema, ma almeno rimane la cortesia del “probabilmente”, che pare un gesto di delicatezza a confronto del “sicuramente” del giorno prima. 

     La serata passa, come da immaginarsi, senza alcuna visita da parte loro. Nel frattempo abbiamo accumulato alcuni problemucci legati all’assenza dell’Internet. Io non sono riuscito a scaricare gli articoli da rivedere e mia figlia non ha potuto seguire gli sviluppi del corso. È quasi mezzanotte, quando arriviamo al “nostro” Caffè per l’usuale attività dell’ultimo minuto e il barista ci guarda in modo strano. Spieghiamoci: essere guardato in modo strano proprio qui a Miami Beach è quasi un onore, una medaglia alla nostra tenacia in un mondo che ormai richiede l’uso di questo stramaledetto Internet anche quando sei in vacanza. Torniamo nel nostro simpatico e congelato appartamentino verso le due di notte, stremati.

     Al mattino, alle nove meno un quarto, il diretto discendente dei re Maya arriva proclamandosi liberatore degli oppressi e stabilendo che l’altro tecnico non è in realtà un vero tecnico perché non possiede uno strumento per analizzare il segnale via cavo. A questo punto suppongo che un chirurgo non sia un vero chirurgo, salvo che possieda un bisturi, ma forse non capisco la profondità del discorso che, presumibilmente, contiene qualche misterioso messaggio di contenuto tecnico che io, come ingegnere, non posso afferrare. Mi appello alla sua umanità, pregandolo di risolvere il problema, prima che il sole sparisca dal cielo per dar spazio al classico temporale tipico di questa stagione. Dopo vari sospiri, un nuovo modem appare, a rimpiazzare quello originalmente installato e voilà, ecco l’Internet. Questo mirabolante lavoro di prestidigitazione mi ha tanto commosso che abbraccerei questo “incredibile” tecnico se non avessi terrore che questo mio gesto, in Miami, fosse mal compreso. Appena uscito dall’appartamento mia figlia attacca il computer con un accanimento quasi spaventoso. Comprendo il suo terrore di non poter completare nei tempi necessari il lavoro occorrente per il corso e cerco di non disturbare questo suo eccessivo entusiasmo per la ritrovata tecnologia. Nel frattempo il cielo si è oscurato e una miriade di fulmini mi rammentano l’instabilità del tempo in questa stagione. Devo dare, quindi, l’addio all’idea di fare una visita in piscina o in spiaggia. La giornata la passiamo così a completare i suoi compiti ed a verificare gli articoli pervenuti.

     Il giorno dopo ci avventuriamo al Parrot Island, l’Isola dei Pappagalli, dove finalmente sentiamo l’effetto vacanza e ci inebriamo nel contatto con la natura. Nel tardo pomeriggio ritorniamo all’appartamento, dove scopriamo che non solo non abbiamo più l’Internet, ma addirittura è sparito anche il segnale televisivo, lasciandoci con una televisione che trasmette a puntini ed un modem con quella ormai nota lucina.

     Consapevole che le telefonate locali non producono un effetto positivo sul meccanismo d’intervento con la compagnia delle trasmissioni via cavo, imploro mia moglie, che è a New York, di interporsi come in passato per ottenere un celere intervento tecnico. Dopo pochi minuti la sempre gentile consorte mi richiama, dandomi la notizia che, essendo sabato, non avrò alcuna visita fino a lunedì.

     Io allora richiamo la compagnia e, molto gentilmente, faccio sapere loro che la situazione creata è praticamente intollerabile e che, decisamente non accetto questo loro modo di operare. L’uomo al telefono continua a rassicurarmi che non ci sono problemi tecnici e che il mio segnale risulta chiaro e forte e, quindi, non capisce quale sia il problema a cui mi riferisco. Io allora gli chiedo se per caso lui abbia conoscenze di medicina. Il pseudotecnico balbetta al telefono che non capisce ed io gli dico che vorrei sapere se lui mi può indicare quale sia la malattia che mi ha improvvisamente afflitto per cui io vedo la televisione a pallini bianchi e neri. Forse, stavolta ho toccato il tasto giusto: ride sguaiatamente. Mi rassicura che un tecnico verrà lunedì. Gli spiego che non è possibile, il tecnico deve venire al più presto. Mi garantisce, e qui la parola diventa sempre più singolare, che di domenica nessuno lavora a Miami Beach.

     Non riesco neanche più a parlare,e lascio cadere la linea senza ritegno. Il telefono squilla subito, producendo una situazione quasi irreale. Rispondo incredulo: è mia moglie che mi rassicura che un impiegato dell’Atlantic Broadband l’ha richiamata e le ha confermato che un tecnico è già per strada e arriverà al mio edificio in pochi minuti.

     È tardi e sono tentato di credere alla loro promessa, ma l’esperienza m’insegna altrimenti. Prendo il famoso autobus e mi dirigo al Caffè, dove ormai non ci chiedono neanche più cosa vogliamo e ci puntano un tavolo nell’angolo, dove avremo più privacy per i nostri progetti. Ritorniamo un’altra volta verso le due di notte e ci sprofondiamo nei nostri letti senza parlare.

     Alle nove meno un quarto di domenica, al quarto giorno del nostro patimento, il tecnico, anzi il non-tecnico del primo giorno, quello che asseriva che noi avessimo sabotato la linea con il nostro allacciamento, si presenta alla porta, fresco come una rosa, annunciando che il suo principale vuole sapere cosa stia succedendo nel nostro appartamento. Io gli assicuro che non sta succedendo niente e che vorrei invece che succedesse qualcosa, in pratica che avessi la possibilità di ascoltare le notizie televisive e di usare l’Internet. Lui sorride sornione e poi tenta di ricominciare la tiritera del primo giorno, accusandomi di non connettere il computer in modo corretto. Io punto il dito allo spinotto e gli chiedo quanti modi ci siano per inserirlo nella presa del modem. L’uomo tace e poi, finalmente, decide di accertarsi se ci sia stato qualche disguido nella centralina.

     Lo seguo fino allo stanzino e mentre apre la porta della cassetta di collegamento, scorgo che mi guarda con la coda dell’occhio. Capisco che sarebbe stato più contento che non fossi presente. Lo spinotto con il numero del nostro appartamento è a mezz’aria, unica vittima dell’idiozia di un altro tecnico, o forse anche di questo medesimo che mi sta di fronte. L’aggancio dura un secondo. Ritorniamo all’appartamento e tutto funziona. L’uomo si scusa e assicura che non capisce come possa essere successo. Io gli ricordo che solo gli operai della sua compagnia hanno accesso alla cassetta di distribuzione e che in ogni compagnia esiste un diario di tutti i movimenti dei vari tecnici di servizio e, quindi, dovrebbe essere facile risalire al responsabile. L’uomo sbianca, oppure è la luce del sole che lo colpisce in pieno volto e lo fa apparire pallido. Ancora due parole di scusa e sparisce come è apparso.

     Dopo quest’ultima visita, il problema Internet scomparve, per lasciarci alfine completare la nostra vacanza in pace. Il vero problema, però, non consiste nell’incapacità degli operai floridiani, bensì nel fatto che ormai senza Internet la nostra vita è monca. Non sappiamo più scrivere lettere, ma solo usare la posta elettronica; non possiamo trovare molto spesso l’informazione necessaria per prendere un autobus o per chiamare un taxi senza l’uso di questa tecnologia. I libri del telefono sono diventati molto spesso inutili o introvabili, così come i telefoni pubblici, ed è più facile ritrovare un negozio ed il modo per arrivarci usando l’Internet. Il cellulare, il computer e l’Internet sono diventati, quindi, una nostra appendice dei quali, volenti o nolenti, non sappiamo più farne senza… anche a costo di rovinare una vacanza a Miami Beach.


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